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Professionisti D'Impresa
Di Santo Favaro

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Ultimi Articoli

  • L’Ufficio può rettificare le rimanenze iniziali di un anno, anche se non rettifica quelle dell’anno precedente. Il principio di continuità, infatti, opera rispetto all’esercizio successivo.

    La corte di Cassazione con ordinanza 17312 del 17 giugno 2021 sancisce che non sussiste la violazione del principio di continuità in caso di rettifica delle rimanenze iniziali di un anno senza rettifica di quelle finali dell’anno precedente.

    Il caso

    L’agenzia delle Entrate notifica ad una società un avviso di accertamento per il recupero di Ires, Iva e Irap per l’anno 2009 a seguito di rettifica delle rimanenze iniziali dell’anno 2009. Non sono state rettificare le dichiarazioni per gli anni 2008 e 2010. L’anno 2008 non era stato oggetto di accertamento da parte dell’Ufficio.

    Sia in primo che in secondo grado il contribuente risulta vittorioso. In particolare, la CTR della Lombardia con sentenza n. 3544/44/2014 ha rigettato l’appello promosso dall’ufficio sostenendo il mancato rispetto del “(…) principio della continuità dei valori di bilancio, per cui le rimanenze finali di un esercizio costituiscono le rimanenze iniziali dell’esercizio successivo (…)”, dell’art. 92 comma 7 del TUIR e dell’art. 110, comma 8 del TUIR “(…) secondo cui la rettifica da parte dell’ufficio delle valutazione fatte dal contribuente in un esercizio ha effetto anche per gli esercizi successivi”. Per i giudici d’appello “(…) se l’ufficio rettifica le giacenze di un periodo d’imposta, è tenuto a considerare nella stessa nuova misura le corrispondenti rimanenze del periodo d’imposta attiguo (…)”. Pertanto, considerato che l’anno 2008 non è stato oggetto di alcuna verifica e il valore delle rimanenze finali 2008 (quindi iniziali per il 2009) è diventato definitivo, allora, l’accertamento non può che essere nullo.

    L’agenzia delle entrate ricorre avvero la sentenza eccependo in particolare la violazione/falsa applicazione degli articoli 7, 92 e 110 del TUIR là dove la commissione ha ritenuto, in virtù del principio di continuità dei valori contabili, che “l’omessa rettifica del valore (…)” delle rimanenze finali del 2008 “(…) precludesse la possibilità di rettificare il valore delle rimanenze iniziali (…)” del 2009.

    La pronuncia della Cassazione

    La Cassazione accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate ricordando che l’articolo 92, comma 7, del TUIR, per il quale “(…) le rimanenze finali di un esercizio nell’ammontare indicato dal contribuente costituiscono le rimanenze iniziali dell’esercizio successivo”, deve essere coordinato con l’articolo 110 del TUIR (Cassazione ordinanza n. 29347/2020).

    L’art. 110, comma 8, del TUIR dispone “(…) la rettifica da parte dell’ufficio delle valutazioni fatte dal contribuente in un esercizio ha effetto anche per gli esercizi successivi”. Questo articolo, pertanto, “(…) sancisce il principio della continuità dei valori di bilancio, ponendo l’obbligo a carico dell’Ufficio accertatore di tenere conto del maggior valore attribuito alla rimanenze negli esercizi successivi (Cass., sez. 5, 26 settembre 2018, n. 22932, citata)”. Nel caso in oggetto, l’Agenzia ha “(…) accertato l’insussistenza di parte delle rimanenze iniziali di magazzino (…)” e deve “(..) provvedere automaticamente a rettificare e riliquidare la dichiarazione dei redditi relativa all’anno successivo, senza che (…) si renda necessaria una qualunque attivazione da parte del contribuente (…)”, ma non è tenuta a rettificare e riliquidare la dichiarazione dell’anno precedente.

    Questo anche in virtù del principio di autonomia dei periodi d’imposta (art. 7 del TUIR). Rimane in ogni caso il diritto (e non l’obbligo) dell’Agenzia delle Entrate “(…) di rettificare il valore delle rimanenze finali dell’esercizio precedente (Cass., sez. 5, 12 settembre 2012, n. 15250)”.

     
  • Decreto ministeriale 12 luglio 2021 (in pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale): estese ai soggetti che aderiscono al OSS e al IOSS le regole del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 20 aprile 2015 (relative al regime MOSS)

    L’art. 1 del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 12 luglio 2021, in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, modifica il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 20 aprile 2015. Tali modifiche permettono di estendere l’applicazione della norma (che si riferiva al regime MOSS) ai soggetti che aderiscono al regime speciale OSS e IOSS.

    Nello specifico sono apportate al decreto le seguenti modifiche:

    “a) nel titolo, le parole “Mini One Stop Shop-MOSS” sono sostituite dalle seguenti: “One Stop Shop – OSS e Import One Stop Shop – IOSS”;

    b) all’articolo 1, comma 1, all’alinea, le parole “74-quinquies e 74-sexies” sono sostituite dalle seguenti: “74-quinquies, 74-sexies e 74-sexies.1” e, alle lettere a) e b), le parole “il portale MOSS" sono sostituite dalle seguenti: “i portali OSS e IOSS”;

    c) all’articolo 2, comma 3, le parole “L'IVA relativa a prestazioni di servizi rese in Italia, versata dai soggetti passivi identificati in Italia ai sensi dell'art.74-quinquies” sono sostituite dalle seguenti: “L'IVA relativa a operazioni effettuate in Italia, versata dai soggetti passivi identificati in Italia ai sensi degli articoli 74-quinquies, 74-sexies e 74- sexies.1”

    Ne consegue che:

    - il versamento dell’Iva per i soggetti che aderiscono a questi regimi sarà effettuato senza “(…) avvalersi dell'istituto della compensazione di cui all'art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241”;

    - l’addebito dell’iva verrà effettuato sul conto aperto presso un intermediario della riscossione convenzionato con l'Agenzia delle entrate. Nella richiesta di addebito inviata telematicamente all'Agenzia delle entrate tramite il portale (…)” o “(…) nel caso in cui il soggetto passivo non disponga del conto (…), mediante bonifico da accreditare su un'apposita contabilità speciale aperta presso la tesoreria statale, intestata all'Agenzia delle entrate, secondo le istruzioni fornite dalla medesima Agenzia tramite il portale”;

    - “l'IVA riscossa (…) è ripartita tra gli Stati membri di consumo secondo quanto indicato dal soggetto passivo nella dichiarazione a cui si riferisce il versamento, tenendo conto dell'imposta gia' attribuita a ciascuno Stato in esito alla ripartizione di precedenti versamenti relativi al medesimo periodo d'imposta. In caso di versamento inferiore all'imposta dovuta in base alla relativa dichiarazione, la ripartizione avviene proporzionalmente all'imposta dichiarata dal soggetto passivo per ciascuno Stato membro di consumo”;

    - nel caso in cui i versamenti effettuati siano superiori a quelli dovuti “(…) l'eccedenza è rimborsata entro trenta giorni sul conto indicato dal soggetto passivo. (…) Sulle somme rimborsate si applicano gli interessi con decorrenza dal trentunesimo giorno successivo alla data di ripartizione, ai sensi dell'art. 38-bis 3, comma 4, del decreto n. 633/1972”;

    - l'IVA relativa a prestazioni effettuate in Italia, “(…) versata dai soggetti passivi identificati in Italia artt. 74-quinquies, 74-sexies e 74-sexies.1 del DPR 633/72 (...)” (questi articoli trattano i servizi resi da soggetti no UE, i servizi e le vendite a distanza da soggetti UE e le vendite a distanza di beni importati da territori terzi), “(…) ovvero dai soggetti passivi identificati in altri Stati membri, è riversata all'entrata del bilancio dello Stato, con imputazione al capo VIII, capitolo d'entrata 1203, articolo 01”.

     
  • Applicazione dell’Iva agevolata 4% nell’ambito sanitario. Le differenze nell’applicazione del punto 30 e del punto 41-quater della Tabella

    Il punto 30 della Tabella A, parte II, allegata al DPR 633/72. 

    Il numero 30) della Tabella A, Parte II, allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, dispone l'applicabilità dell'aliquota IVA del 4 per cento alle cessioni "degli apparecchi di ortopedia;

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  • La disapplicazione delle società di comodo per l’emergenza COVID passa per l’interpello

    In data 23 giugno 2021 è stata fornita risposta all’interrogazione parlamentare 5-069289 relativa alla richiesta di “chiarimenti sull’applicazione dei limiti di operatività per le società di comodo e per le società in perdita sistematica per il periodo d’imposta 2020”.

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